I responsabili del fallimento del Casinò di Campione

casino di campione

In questi giorni viene chiamato in causa l’operato dell’amministratore delegato del Casinò di Campione d’Italia, Carlo Pagan, relativamente a quello che si potrebbe chiamate “un fallimento di gestione” di questa Casa da gioco: ma sarebbe veramente poco serio, e molto restrittivo, imputare solo a questa carica tutto ciò che di negativo si svolge nel Casinò, mentre la realtà “reale” è che anche il Sindaco, prima di tutto, la Giunta, la maggioranza ed il Cda devono essere gli altri “imputati” coinvolti in questa sorta di fallimento del Casinò di Campione di Italia.

Pagan, certamente, si è difeso a “spada tratta” dalle colpe che gli si attribuiscono e puntualizza che i dati relativi alle perdite di esercizio accumulate dalla casa da gioco dal 2011 al 2015, ben 152,9 milioni di euro, siano stati “riportati per un pugno di voti”. Di nuovo, la realtà è che la Casa da gioco è debitrice nei confronti del Comune, al 19 agosto 20016, di 123,6 milioni di franchi svizzeri. Alla data del 16 agosto i trasferimenti dovuti per legge dalla Casa da gioco al Comune di Campione sono stati di 3,6 milioni di franchi su un totale di 28 milioni, che devono essere corrisposti entro il 31.12.2016.

L’esposizione del Casinò nei confronti delle Banche, attualmente, è pari a circa 30 milioni tra franchi ed euro e la Società Verve, nata nel marzo 2012, per finalizzare ed aumentare gli introiti della società di gestione della Casa da gioco, grazie all’apertura di numerose sale slot in varie regioni del territorio, non è mai decollata ed ha “prodotto solo costi”. Ed anche il gioco online, che secondo le previsioni doveva procurare introiti per le casse del Casinò di Campione, ed anche conseguentemente, per quelle del Comune, si è rivelato “un fiume, anzi un rigagnolo, in secca”. Senza dimenticare che nel 2015 la marginalità operativa è stata fortemente negativa.

Anche la sala scommesse, sulla quale si era puntato tanto nelle aspettative e nel marketing, nel primo mese di apertura, che avrebbe dovuto essere quello “segnalatore”, ha prodotto utili veramente risibili ed insignificanti. Prova ne è che un comunicato aziendale, nei primi del mese di agosto, rendeva noto come “per fare fronte a situazioni di natura tecnico-amministrativa” si rendesse necessario interrompere tutte le attività di raccolta delle scommesse per alcuni giorni… ma ancora oggi la sala risulta essere chiusa.

Ma tutto questo “non risultato” come si può imputare ad un solo individuo? Non sarebbe giusto perché, indubbiamente, a questo “sfacelo” hanno contribuito tutti, nessuno escluso, coloro che hanno potere decisionale nella Casa da gioco, chi ne autorizza i movimenti, chi li passa e li condivide: che vi sia un “capro espiatorio” non sembra proprio “cosa buona e giusta”, anche se il risultato ovviamente non cambia e, quindi, la situazione obbiettiva del Casinò è tragica e rischia di diventare una “strada senza ritorno”. Non si riesce a comprendere il perché le Case da gioco siano costrette ad avere percorsi difficili da percorrere, strade assai limitate e costellate da impedimenti economici troppo rilevanti per introiti che via via si assottigliano a causa, o per effetto, delle innumerevoli sale da gioco che continuano a nascere e moltiplicarsi.